Questo sito non è un servizio di consulenza finanziaria, ma soltanto un blog. Tutti i suoi contenuti devono quindi intendersi come semplici opinioni personali non professionali. Dunque si declina qualunque responsabilità su operazioni finanziarie, transazioni, investimenti, ecc. eseguite sotto la scorta di quanto scritto qui di seguito.
Articoli in evidenza.
LE TORTE AVVELENATE DELLA FINANZA OCCIDENTALE E LA CRISI GLOBALE DELLE BORSE
di Ignazio Burgio.
In occasione di una festa di compleanno la madre del festeggiato acquista una torta da dieci porzioni, quanti cioè sono gli amici invitati da suo figlio. Nel corso della serata, tuttavia, giungono una ventina di ragazzi in più, e la gentile padrona di casa non volendo scontentare nessuno accoglie cordialmente tutti e trenta gli amici di suo figlio. Immediatamente telefona al suo pasticciere di fiducia pregandolo di portarle quanto prima altre due torte come quella che ha comprato da lui qualche ora prima. Il pasticciere la rassicura: non appena il ragazzo delle consegne sarà disponibile, le altre due torte saranno subito a casa sua.
La madre del festeggiato così confortata mostra allora a tutti gli intervenuti l'unica torta che ha a disposizione, dicendo però che in frigo ne ha altre due uguali. Fra i ragazzi allora scoppia l'allegria e l'atmosfera della festa va alle stelle. Poco dopo però ecco la sorpresa: il suo pasticciere le telefona mortificato dicendole che per un disguido i suoi commessi hanno già venduto tutte le torte. Per non abbandonare la sua cliente si è anche informato se le altre due pasticcerie nelle vicinanze avessero delle torte: macchè, giusto quel giorno è arrivata in paese una folta comitiva di turisti orientali che hanno fatto man bassa di tutti i dolci che hanno trovato, torte comprese. Rimane solo un'ultima risorsa: fuori paese, nella strada più occidentale, c'è un fast-food di una stazione di servizio che ha ancora un paio di torte, ed il pasticciere prima di tornare a casa è disposto ad andare lui stesso a prenderle e portargliele a domicilio. La brava massaia non si fida molto dei fast-food, ma dal momento che ha fiducia nel suo pasticciere che conosce da anni dà il suo consenso: del resto non ha molta scelta. Lei però non sa che il suo fornitore con le mani in pasta oltre a comprarli ad un prezzo superiore dal gestore del fast-food, che specula sulla penuria di torte, ricarica di un ulteriore costo aggiuntivo ciascuno dei due dolci: la benzina e il disturbo si pagano infatti !
In breve tempo le due torte “internazionali” finalmente arrivano, la padrona di casa ringrazia sentitamente il suo amico pasticciere, ma appena apre le due confezioni, altra sorpresa: i due dolci sono di cattiva qualità in quanto prodotti con ingredienti avariati. Dunque non si può far altro che buttarli via insieme ai soldi che sono costati.
Qual è la morale di questa storiella ? Se la povera massaia consumatrice non riesce a trovare altre torte o ad escogitare qualche altra trovata, il trucco viene scoperto, fra gli invitati comincia a serpeggiare delusione e preoccupazione, le borse cadono a picco, molti investitori ci rimettono i risparmi, la fiducia nelle banche “pasticciere” viene meno, ed anche i consumi si riducono frenando la crescita economica ed avviando la recessione.
Si tratta ovviamente solo di una estrema semplificazione della crisi che ha colpito in queste ultime settimane le Borse e la finanza di tutto il mondo. Cause e dinamiche certamente sono molto più complesse, ma alcune cose appaiono abbastanza chiare. Al fondo della crisi c'è – e non da ora ma già da parecchi anni - una insufficienza di risorse prodotte, in primo luogo materiali: la torta dell'energia, delle materie prime, dei beni alimentari, delle merci, da anni ormai non è più sufficiente a reggere il passo con la domanda mondiale, specie dopo l'accelerazione di sviluppo economico-industriale da parte delle economie emergenti, Cina e India in testa. Anche se gli operai asiatici sono disposti a lavorare per una ciotola di riso, consumano energia e materie prime, cioè petrolio e metalli, ed i loro prodotti e servizi più a buon mercato provocano da lungo tempo un costante spostamento di risorse finanziarie dai paesi occidentali verso le nuove potenze orientali, con uno squilibrio della bilancia commerciale che non viene adeguatamente compensato con un sufficiente acquisto di prodotti e servizi europei e americani. Ergo, le imprese occidentali hanno da lungo tempo difficoltà a vendere i loro prodotti e di conseguenza anche ad assumere nuovi lavoratori, alimentando così la disoccupazione e la crisi dei consumi.
Per quanto rilevante tuttavia questo non è stato né l'unico né il più importante fattore scatenante della crisi. Il vero motivo della improvvisa tempesta sta nella speculazione finanziaria, e nella speculazione sulla speculazione finanziaria. Se petrolio e materie prime per un semplice aumento della domanda mondiale hanno cominciato inizialmente a salire, accordi e cartelli ne hanno artificiosamente controllato la produzione gonfiandone i prezzi a dismisura. I giochi di borsa sulle piazze finanziarie hanno poi fatto il resto scaricando sulla pelle dei poveri consumatori ingiustificati aumenti dei costi dell'energia, di produzione, di trasporto, e dunque del prezzo del prodotto finale. Lo dimostra il fatto che nel breve giro di pochi giorni il prezzo del petrolio si è ridotto di più di un terzo, ed ancora oggi (24 ottobre) risente di una costante tendenza al ribasso.
Se gran parte delle “torte”, cioè delle risorse finanziarie, sono passate di mano da Ovest verso Est, gli operatori finanziari occidentali alla ricerca di nuove fonti di investimento hanno dato fondo a tutta la loro inventiva nel creare dal nulla nuovi originali prodotti su cui speculare. Le Banche d'oltreoceano hanno generosamente concesso mutui immobiliari anche a chi difficilmente poteva restituirli, contando sul fatto di poter vendere sul mercato i contratti più rischiosi nascondendoli dentro altri prodotti finanziari di per sé garantiti. Una marea di “torte” fatte con uova marce e panna avariata, ma impastate con farina buona hanno invaso le piazze finanziarie di tutto il mondo, finendo per essere molto richieste perchè garantite da banche prestigiose. Ma in realtà quelle “torte” dall'aspetto attraente erano a dir poco "avvelenate" poiché scaricavano su tanti altri risparmiatori e investitori i rischi dei debitori americani inadempienti. Non appena questi ultimi sono diventati così numerosi da creare apprensione sui mercati finanziari, il gioco è stato scoperto, i prodotti finanziari avariati sono diventati carta straccia, e banche e risparmiatori di tutto il mondo hanno iniziato a rimetterci di brutto trascinando giù le Borse.
La crisi ha prodotto anche qualche conseguenza positiva, in primo luogo la diminuzione del prezzo del petrolio (perlomeno fino alla data attuale) a cui è seguito però solo la riduzione di qualche centesimo del costo della benzina (!); ed anche la diminuzione dell'indice del tasso variabile dei mutui, l'Euribor, il quale però, come avevamo già detto nell'articolo precedente, secondo noi era già destinato a scendere indipendentemente dalla “bufera”. Ma accanto a questi almeno due importanti effetti negativi è quantomeno d'obbligo menzionare mentre soffiano ancora impetuosi i venti del ciclone finanziario. Il primo è l'autoritario intervento statale a sostegno e garanzia delle Banche, dell'una e dell'altra sponda atlantica, al fine di evitare quel panico che nel '29 condusse al fallimento a catena degli Istituti finanziari e quindi anche alla miseria socioeconomica, specie in America. Tale intervento statale tuttavia se servirà certamente a rassicurare i piccoli risparmiatori e ad evitare che ritirino i propri risparmi (del resto per farne cosa poi ? metterli sotto il materasso e vegliarli con la scopa spianata ?) non riuscirà però a ripianare la grossa crisi di fiducia nella Borsa e nelle Banche da parte degli investitori, cosa che sta già provocando una penuria di risorse negli Istituti di credito e dunque anche una maggiore prudenza a concedere mutui, prestiti, fidi, ecc. Insomma il rischio è quello di una stretta creditizia sempre più crescente in futuro che non farà certo bene alla crisi economica, ma anzi rischierà di aggravarla.
Il secondo effetto negativo è costituito dalla riduzione dei consumi sia a livello nazionale che estero, e questo non solo per motivi di carovita (che anzi dovrebbe ridursi nell'immediato futuro), di bassi salari o di disoccupazione, ma anche per semplici motivi di pessimismo, di paura di quello che a livello sociale ed economico potrebbe accadere in futuro, nonostante le sedative “rassicurazioni” dei vari governi occidentali (che fino al momento delle crisi delle borse non hanno certo brillato nel far ripartire efficacemente le stagnati economie).
Crisi dei consumi e debole sostegno finanziario delle banche rischiano di far soffocare le imprese di ogni ordine e grado, piccole, medie, grandi, agricole, artigianali, industriali, ecc. con il grosso rischio dell'aumento della disoccupazione e dell'innesco di un disastroso circolo vizioso (disoccupazione => riduzione dei consumi => fallimenti => disoccupazione => ecc.) dagli sviluppi imprevedibili anche a livello sociale e politico. Si spera che questa tempesta finanziaria porti innanzitutto i governi, non solo occidentali, a codificare regole migliori contro ogni tipo di speculazione, dannosa in definitiva non solo per i risparmiatori e gli investitori, ma anche per gli stessi mercati finanziari e le Banche. E contemporaneamente a prendere serie misure contro la disoccupazione, i bassi salari, la perdita del potere d'acquisto della stragrande maggioranza dei consumatori al fine di sostenere la domanda ed i consumi (in primo luogo di prodotti occidentali). In caso contrario si potrebbe correre il rischio paradossale di un impoverimento in mezzo alla potenziale ricchezza, come negli anni trenta in America, dove le imprese e le industrie furono costrette a chiudere e ad arrugginire perchè nessuno più comprava i loro prodotti, perchè gli americani disoccupati non avevano più soldi, perchè non potevano lavorare nelle fabbriche che chiudevano, perchè nessuno più comprava...
Articolo inserito il 25 ottobre 2008.
Contatti: posta@mutuivantaggiosi.com
|
|